[Sussurro queste parole solo per me mentre sento la pioggia tamburellare sul mio cuore e osservo la notte avvolgere il cielo col suo manto di velluto]
A volte penso di aver perso la voce, il respiro, la capacità di sognare e di vivere al 100% le mie emozioni. A volte mi sento rassicurata da questa freddezza, da quest'alone di pietra che avvolge la mia anima. Come una distesa infinita di ghiaccio che scorre liscia e brillante come un diamante puro. Ma anche tagliente e appuntito come la più bella e crudele delle spade. Fa comodo specchiarsi sulla sua lastra trasparente e vedere il nulla riflesso. Mette a tacere qualsiasi paura, qualsiasi incertezza. Eppure inaspettatamente arriva il giorno in cui qualcosa piomba dal cielo e causa una piccolissima impercettibile crepa in quel deserto di freddo, dà vita ad una serie di diramazioni che finiscono per invadere tutto il territorio del cuore e fa tremare tutto, fa crollare tutto il castello di carte che era stato costruito incosapevolmente, con tanta cura e con tanta voglia di autoproteggersi. E allora viene voglia di scappare, di tornare indietro e ricostruire quel puzzle di nulla, accecante nel suo bianco, annullante nella sua falsità.
Ho chiuso gli occhi perchè avevo paura della luce. No no, luce vai via...sto bene così, al buio, chiusa nella mia bella gabbia di cristallo. Eppure col passare delle ore e dei giorni qualcosa ha iniziato a fare male dentro. Strisciante come un subdolo serpente la sicurezza di tale decisione ha iniziato a vacillare e la bilancia ha iniziato a pendere dalla parte opposta. I polmoni cercano nuova aria, le mani cercano altre mani da stringere. Mi sembra di avere un pozzo dentro che è rimasto prosciugato troppo a lungo e ha bisogno pian piano, molto piano e con molta pazienza, di essere riempito con acqua di sorgente, acqua che lavi via tutto il male, che pulisca il sale dalle vecchie ferite, che riapra una porticina sulla felicità.

[Sogno il profumo del mare, sogno il vento tra i capelli, sogno di sentire il cuore che ride]

